L’Onu ha denunciato stupri di massa nella Repubblica Democratica del Congo. I responsabili di tali atrocità sarebbero i militari congolesi. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, nella parte orientale del Congo, tra il 30 luglio e il 2 agosto 2010 sarebbero state violentate 303 persone, di cui 235 donne, 13 uomini, 52 bambine e 3 bambini. Margot Wallstrom, responsabile Onu contro le violenze sessuali in zone di conflitto, l’ha riferito stamane al Consiglio di Sicurezza.
“Un ratto morto ha più valore del corpo di una donna – ha riferito la Wallstrom – Così mi ha detto una giovane di Walikale [nella provincia congolese di Kivu Nord, ndr], sconvolta. È l’ennesima testimonianza di quanto siano sottostimate le violenze contro le donne nella gerarchia degli orrori della guerra”.
Parole dure, di forte impatto, ma che descrivono fedelmente la situazione in corso nella Repubblica del Congo. Una condanna è stata mossa dalle organizzazioni umanitarie internazionali verso gli stessi caschi blu dell’Onu, accusati di non essere intervenuti nella zona con la rapidità necessaria, nonostante una loro base logistica fosse situata a breve distanza dal luogo delle brutalità.
Il funzionario Onu, ignorando le critiche, si è detto inoltre "profondamente preoccupata" per la situazione in cui versano molti villaggi. “È impensabile e inaccettabile che la gente stia soffrendo per mano dell'esercito” ha aggiunto la Wallstrom, riferendosi chiaramente a quell’esercito regolare che dovrebbe difendere i civili invece di martoriarli.
Margot Wallstorm ha poi invocato indagini su questi brutali episodi, le quali dovrebbero considerare soprattutto “la rivalità tra interessi nel settore minerario come una delle cause primarie di conflitto e violenza sessuale". Infatti, le popolazioni sono spesso sottomesse per motivi di monopolio delle materie prime e minerarie di cui il Paese è ricco. Da qui l’invito rivolto ai paesi dell’Unione Europea verso l’introduzione di leggi affinché le aziende dichiarino se i loro prodotti contengono minerali estratti in Congo e macchiati dal sangue di milioni di innocenti civili.
Gli orrori perpetuati, secondo l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay, “superano l'immaginabile, per la freddezza e il metodo sistematico fuori dall'ordinario”. Violenze reiterate, spesso contro le stesse vittime, senza distinzione di sesso o età. Inoltre, “più di 900 case sono state saccheggiate e 116 persone sono state rapite per essere poi ridotte in schiavitù”.
Una realtà atroce e raccapricciante, dove tutti sempre impotenti. Milioni di persone continueranno a morire per una guerra dimenticata da tutti, e soprattutto dai media. (Nella foto: la regione del North Kivu, in Congo, teatro delle atroci violenze)
Emanuele Ballacci
“Un ratto morto ha più valore del corpo di una donna – ha riferito la Wallstrom – Così mi ha detto una giovane di Walikale [nella provincia congolese di Kivu Nord, ndr], sconvolta. È l’ennesima testimonianza di quanto siano sottostimate le violenze contro le donne nella gerarchia degli orrori della guerra”.
Parole dure, di forte impatto, ma che descrivono fedelmente la situazione in corso nella Repubblica del Congo. Una condanna è stata mossa dalle organizzazioni umanitarie internazionali verso gli stessi caschi blu dell’Onu, accusati di non essere intervenuti nella zona con la rapidità necessaria, nonostante una loro base logistica fosse situata a breve distanza dal luogo delle brutalità.
Il funzionario Onu, ignorando le critiche, si è detto inoltre "profondamente preoccupata" per la situazione in cui versano molti villaggi. “È impensabile e inaccettabile che la gente stia soffrendo per mano dell'esercito” ha aggiunto la Wallstrom, riferendosi chiaramente a quell’esercito regolare che dovrebbe difendere i civili invece di martoriarli.
Margot Wallstorm ha poi invocato indagini su questi brutali episodi, le quali dovrebbero considerare soprattutto “la rivalità tra interessi nel settore minerario come una delle cause primarie di conflitto e violenza sessuale". Infatti, le popolazioni sono spesso sottomesse per motivi di monopolio delle materie prime e minerarie di cui il Paese è ricco. Da qui l’invito rivolto ai paesi dell’Unione Europea verso l’introduzione di leggi affinché le aziende dichiarino se i loro prodotti contengono minerali estratti in Congo e macchiati dal sangue di milioni di innocenti civili.
Gli orrori perpetuati, secondo l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay, “superano l'immaginabile, per la freddezza e il metodo sistematico fuori dall'ordinario”. Violenze reiterate, spesso contro le stesse vittime, senza distinzione di sesso o età. Inoltre, “più di 900 case sono state saccheggiate e 116 persone sono state rapite per essere poi ridotte in schiavitù”.
Una realtà atroce e raccapricciante, dove tutti sempre impotenti. Milioni di persone continueranno a morire per una guerra dimenticata da tutti, e soprattutto dai media. (Nella foto: la regione del North Kivu, in Congo, teatro delle atroci violenze)
Emanuele Ballacci